QUESTO PORTALE WEB UTILIZZA COOKIES TECNICI Ulteriori informazioni.

Ministero della pubblica amministrazione

logo

 

TO THE LIGHTHOUSE: RIFLESSIONE SU UNA FIGURA SFUGGENTE

 

(Bell Rock Lighthouse, Turner William, 1819)

È incredibile quanta gente cada nell'acqua di un fiume come l'Ouse o come la Senna o come il Tevere con le tasche piene di sassi o venga ritrovata alla periferia di Milano con in corpo una dose letale di pillole. Qual è l'elemento determinante che fa sì che un'anima scelga l'acqua o lo schianto per morire? 

Era il 28 di marzo 1941 quando Virginia Woolf, dopo aver scritto al marito: " [...] And I shan't recover this time. I begin to hear voices, and I can't concentrate. So I am doing what seems the best thing to do. [...][1]", si tolse la vita gettandosi nell'Ouse, aveva 59 anni. 

Tra i capolavori della Woolf spicca proprio il romanzo "To the lighthouse", spesso conosciuto in italiano con "Gita al faro". La critica ha riconosciuto nel personaggio di Lily Briscoe la figura della scrittrice, mentre in Mr. Ramsay il padre e in Mrs. Ramsay la madre; la sorella Vanessa dopo averlo letto scrive a Virginia: "A me sembra che tu abbia tracciato un ritratto della mamma che le somiglia più di quanto avrei mai creduto possibile", la stessa Virginia nei suoi diari: "Fino a 40 anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre... Poi un giorno, pensai al faro: con grande involontaria urgenza". La madre che è più immaginazione che ricordo, essendo morta nel 1895 (Virginia aveva 13 anni). Il pensiero della madre viene trasferito sul faro, che pur essendo indispensabile con la sua luce, viene spesso nascosto dalla nebbia e i contorni della sua figura diventano labili e l'unico modo per guardarlo è immaginarlo. 

Diviso in tre sezioni: La finestra; Il tempo passa; Il faro.

La signora Ramsay, personaggio principale nella prima parte, ex abrupto deve lasciar spazio al faro e alla sua immagine, eppure anche se il passaggio avviene in modo brusco è attenuato della descrizione paesaggistica (questo è anche un escamotage per mantenere vivo l'interesse del lettore). Sembra voler dire che di fronte alla maestosità della natura l'uomo nulla può e le sue azioni devono essere relegate nelle parentesi quadre, la morte della signora Ramsay va descritta come: "[...] ma poiché la signora Ramsay era morta all'improvviso la notte prima, tese le braccia invano. Rimasero vuote", la descrizione è più importante dell'azione ora, "il mare ora è più importante della riva", verrà scritto nelle ultime pagine. Ciò che è stato scritto nella sezione "Time passes" in realtà non ha per niente la forma della scrittura, è innegabile la poeticità della Woolf in questi passi, ma -a mio avviso- le parole si son piegate in fotografia e quello che è stato scritto era finalizzato a rappresentare. "Words are flaccid" sarà detto nel film "The mirror" di Tarkovskij. La stessa brevità dei capitoli e della sezione sta a significare questo. La casa custodisce il mondo naturale, esiste in un incessante flusso e si sgretola fino a perdere tutto ciò che può essere narrato e diviene figura da contemplare.

Dei morti: "Oh, i morti! mormorò, li si compatisce, li si allontana, li si tratta persino con un certo disprezzo". La morte di una persona è semplicemente la fine delle sofferenze, i cimiteri sono pieni di persone indispensabili, quando si piange per la morte di una persona a noi cara in realtà si sta piangendo per noi stessi. Molto epicurea questa posizione verso la morte. Non avere più aria nei polmoni significa anche che il corpo ha perso la sua forma, si è dissolto, ora è più difficile da fissare nella mente, non si vuole far guardare ma illumina con un raggio bianco la via ai navigatori, fanno in modo che venga seguita una strada invece di un'altra. Virginia aveva vissuto il dramma della Prima Guerra Mondiale, il cui eco risuona nella morte di Andrew Ramsay, saltato in aria a causa di una granata oppure in "La guerra, diceva la gente, aveva risuscitato l'interesse per la poesia", inevitabile far riferimento alla potenza della devastazione che porta a morte, sangue e ancora morte; solo nell'Impero Britannico si stima un totale delle vittime di 3'190’235, il totale complessivo delle perdite è di circa 37 milioni, tra i quali 16 milioni di morti e 20 milioni di feriti e mutilati. 

Dopo 10 anni tornano nella casa, sull'isola di Skye, nelle Ebridi, il signor Ramsay con i figli James e Cam costretti dal padre a seguirlo nella gita al faro, il poeta Carmichael e la pittrice Lily Briscoe, i quali rimangono a casa e Lily riuscirà a completare finalmente il quadro iniziato anni prima tracciando, dopo una serie di visioni-ricordi-ricostruzioni, l'ultima linea al centro.

L'arrivo al faro porta a compimento la struttura circolare, il cerchio è chiuso ed è libero di esistere, solo la gita al faro può rompere il patto fatto da James e Cam e far loro ritrovare quella verità che avevano quando la signora Ramsay era in vita, che aveva tanto promesso quella gita: "Si, certo, se domani fa bel tempo", così inizia il romanzo. Le attese di James erano state disilluse per la mancata gita a causa del brutto tempo e dalla contrarietà del padre. La gita al faro 10 anni dopo è, inoltre, un modo per mantenere il passato nel presente e il presente somma del passato, è in grado di far elaborare il lutto, divenendo un potente simbolo di passaggio all'età adulta. Il faro che lascia a James e Cam la possibilità di essere catturato nella rete del pensiero è altresì simile al volto di Mrs. Ramsay che Lily cerca di dipingere ("Doveva cercare di afferrare qualcosa che le sfuggiva").

"James guardò il faro. Poteva vedere le rocce bianco calce; la torre, dritta e rigida; vide che era dipinta a strisce bianche e nere; vide la finestra; vide persino la biancheria stesa ad asciugare al sole. E così quello era il faro, era davvero quello? No, anche l'altro era il faro. Perché nulla era solamente una cosa. Anche l'altro era il faro."

Il faro è una costruzione antica assai, risalente al III secolo a.C. Essendo il mare davanti Alessandria molto trafficato, il re Tolomeo I Soter e suo figlio Tolomeo II Filadelfo decisero di far costruire sull'isola di Faro, che sorge sulle coste egiziane davanti ad Alessandria, una torre alta più di 130 m capace di inviare un segnale luminoso rotante tramite un meccanismo di specchi parabolici di giorno e fuochi la notte. Un'antonomasia indelebile nella mente degli uomini. È inoltre sacro a Iside Pharia, protettrice dei naviganti, simile nel ruolo ad Afrodite Euploia, dea della buona navigazione. Se ne trovano rappresentazioni nei mosaici pavimentali di Ostia Antica, in monete risalenti a Domiziano (dove viene rappresentato quello di Alessandria) o Antonino Pio, o su molti sarcofagi rinvenuti nell' Isola Sacra. Si è ipotizzato che il faro avesse o significato topografico, la cui rappresentazione era destinata alla contestualizzazione o, in contesti funerali, fosse metafora del viaggio nell'aldilà. 

La forma circolare del faro riporta sia al discorso sopracitato dell'azione conclusa, perfetta, ma anche -come la maggior parte delle linee curve- al simbolismo del Puer, dell'infanzia e a un conseguente senso di protezione, il medesimo che, per esempio, si va a ricercare nei luoghi chiusi quando una minaccia mina l'equilibrio dei luoghi aperti. 

Il faro sembra voler sfidare il buio della notte, spesso visto come forza spirituale che illumina l'abisso e lo acceca. 

Pur avendo dunque molti significati positivi: protezione, speranza ecc... fa spesso parte delle storie di fantasmi perché lo si pensa con un portale tra terra e cielo, irrealmente lo si potrebbe paragonare a un Purgatorio.

In conclusione si riportano alcune visioni di altri autori sulla figura del faro, a completamento della sua figura sfuggente: 

-Iliade, libro XIX, vv. 362-380 

-De bello civili, libro III, CXII 

-Canto di Natale, Dickens

Iliade, libro XIX, vv. 363-391

Come quando sul mare balugina ai naviganti

la vampa d’un fuoco che arde in alto sui monti

in uno stazzo solitario mentre le tempeste li trascinano

a forza sulle acque pescose lontano dai loro cari,

così toccava il cielo il bagliore del magnifico scudo

di Achille lavorato con arte.

De bello civili, libro III, CXII

Pharus est in insula turris magna altitudine, mirificis operibus exstructae; quae nomen ab insula accepit. Haec insula obiecta Alexandriae portum efficit; sed a superioribus regibus in longitudinem passuum a DCCC in mare iactis molibus angusto itinere ut ponte cum oppido coniungitur. In hac sunt insula domicilia Aegyptiorum et vicus oppidi magnitudine; quaeque ibi naves imprudentia aut tempestate paulum suo cursu decesserunt, has more praedonum diripere consuerunt. Eis autem invitis, a quibus Pharus tenetur, non potest esse propter angustias navibus introitus in portum. Hoc tum veritus Caesar, hostibus in pugna occupatis, militibus expositis Pharum prehendit atque ibi praesidium posuit. Quibus est rebus effectum, uti tuto frumentum auxiliaque navibus ad eum supportari possent.

Canto di Natale

Eretto sopra un banco di rocce basse, una lega all’incirca dalla riva, contro le quali si rompevan le acque per quanto lungo era l’anno, stava solitario un faro. Aderivano alla base enormi viluppi di alghe, e gli uccelli della tempesta – partoriti forse dal vento come l’alga del mare – vi svolazzavano intorno alzandosi e abbassandosi come le onde che sfioravano con l’ala. Ma anche qui, due guardiani avevano acceso un loro fuoco, e questo traverso alla feritoia del muro massiccio mandava un raggio lucente sulle tenebre del mare. Stringendosi le mani callose di sopra alla rozza tavola e al loro boccale di ponce, si davano l’un l’altro il buon Natale; e il più vecchio dei due, dalla faccia cicatrizzata dalle intemperie come una di quelle teste scolpite che sporgono dalla prua di una vecchia nave, intonò una selvaggia canzone simile all’urlo di un uragano

Elena Denisa Alexandru, 2C

 

 [1] “e questa volta non guarirò. Inizio a sentire voci, e non riesco a concentrarmi. Perciò sto facendo quella che sembra la cosa migliore da fare.”

 


EDITORIALE


FOTOGRAFIA


RECITAZIONE


TRADUZIONE


ARTE FIGURATIVA


FUMETTO


SAGGISTICA


VIDEO


CANTO


MUSICA


SCRITTURA TEATRALE


SPAZIO DOCENTI


DANZA


POESIA


SCRITTURA CREATIVA


CONVERSAZIONI